Le poesie del concorso letterario: vota la tua preferita!

SEZIONE POESIA

Si assegna il premio dei lettori del blog: vota la tua poesia preferita nel sondaggio in fondo.

1. AVVOLGIMI NEL TUO AMORE
Avvolgimi nel tuo amore, l'amore in cui mi sono perso.
Stendi la tua mano dove posso riconoscere ciò che sento,
Leggimi ed elaborami un'ode dove posso incontrare l'armonia,
Ho tante cose da dirti ma, finisco per non dirtelo ma non resta che dedicarti questo silenzio....
Se sei veramente quello che penso: ALLORA mostrami i fatti.


2. IL GRANDE FREDDO

Passeggio sul bagnasciuga nel momento più buio della notte.
Il cielo è così limpido, che si riescono a contare le stelle.
Il loro scintillio si riflette sulle increspature dell’acqua, creando uno spettacolo unico nel suo genere. Il rumore delle onde che si infrangono delicate sugli scogli, bagnando dolcemente la riva, raggiunge la mia anima.
Sento tra le dita dei piedi la sabbia fradicia, è fresca come l’aria che mi accarezza il viso, percepisco una sensazione di appagamento, che non sentivo da molto.
Avanzo verso il grande blu, e più avanzo più sento freddo.
Ma questo non mi ferma, non mi ha mai fermato.
Ora l’acqua mi arriva al collo, la mia pelle è un concerto di brividi.
Prendo un grande respiro, mi immergo, e mi lascio andare.
Mi lascio avvolgere dalle acque, e piano affondo.
Mentre colo a picco, penso a tutte quelle cose che mi rigano le guance di lacrime, e mi insulto.
Non hanno mai voluto ascoltarmi, capirmi, apprezzare i miei sforzi.
Non importa quanto ci provassi, quanto urlassi, quanto facessi.
Non sarò mai abbastanza.
Pensano che sia pigro, menefreghista, maleducato, irresponsabile, dicono che non ho voglia di fare niente. Che non farò MAI niente.
Ma che ne sapete voi?
Che ne sapete, di quanto sia difficile, sopportare per anni le stesse ingiustizie?
Credete di sapere tutto, guardandomi dall’alto dei vostri piedistalli, con quelle brutte facce da sciocchi, cretini, balordi, babbuini da circo.
Giudicate la mia vita e il modo in cui la vivo, chiudendo gli occhi e coprendovi le orecchie quando si parla della vostra.
Pretendete che vi si porti rispetto, mentre calpestate il mio cuore, già fragile di suo.
Sono marcio dentro.
Il mio sangue è veleno, potrei essere la serpe più letale al mondo.
Ed è sbagliato dare solo a voi la colpa. La COLPA è anche mia, che ho sempre cercato di essere gentile, paziente e disponibile per tutti.
Non ho più spirito, fiato e voglia. Di far star bene gli altri mentre io affogo nell’oceano che mi sono creato, traboccante di angosce, paranoie e paure.
Sopra di me scorrono come a rallentatore creature marine che, beate loro, sono poco evolute e il loro unico istinto è quello di sopravvivenza. Le invidio.
Mi manca l’aria, ma non ho intenzione di riemergere adesso che mi sento in pace.
Non sento nulla, solo gli armoniosi suoni della vita stessa.
Riesco ancora a vedere la luna, o almeno, la sua piccola luce che cerca di raggiungere i miei occhi stanchi.
Sono felice adesso, da solo.
Sento tanto freddo, un grande freddo.
Ho toccato il fondo.
Chiudo gli occhi, e mi abbandono.


3. SEI COSì MALEDETTAMENTE COMPLICATO

Sei così maledettamente complicato, e questo non fa
altro che alimentare la mia dipendenza da te.
Vorrei capirti, vorrei esserti d'aiuto nei momenti no, vorrei
essere il posto in cui ti senti a casa...
ma pian piano sto metabolizzando il fatto che non lo
sarò mai.
Così ho bevuto tanto ieri sera. So che è stupido, ma
volevo smettere di pensarti.
Volevo smettere di pensare a un "noi" che ormai
non esiste più da tempo.
Volevo staccare il cervello almeno per un secondo che
avrei voluto durasse secoli.
Volevo dimenticare, anche se per poco, l'ennesima
enorme delusione che mi hai dato.
Vorrei dirti che ti amo,
ma non posso. Non voglio. Non lo meriti.
Mi hai reso difficile l'esistenza, ma allo stesso tempo mi
hai dato modo di poter scrivere di un qualcosa di unico.
E solo tu sai quanto sia la mia vita scrivere.
Rimarrai sempre "il mio lui".
E' così che ti chiamo in tua assenza.

4. LE ALI NON TI AIUTERANNO

E ho perso me stessa,
nel tentativo di somigliare ad altri.

Non sento più parole d’amore.
mangiamo odio,
respiriamo disprezzo,
viviamo di violenza,
ma sordi d’indifferenza.

Ma come posso amare,
se prigioniera
in un mondo dove amare è reato
e odiare è legge.

Insignificanti ormai,
le facce di chi dolore m’ha donato,
E insulse le parole ostili,
con le quali m’hanno delineato.

Davanti allo specchio
mi osservo,
e comprendo,
che quello che vedo
è uno sconosciuto.

E offesi corpo e cuore a tal punto
che l’apatia m’ha raggiunto.

Sola da ormai troppo tempo
con lo strazio per passatempo.

Viviamo in un mondo di menzogne.
Dove il diverso è sbagliato,
dove amare è opzionale,
dove l’intelligenza è dolore
e l’ignoranza regna sovrana.
Dove la famiglia non ha valore
e il rancore rende onore.

E mi limito ad amare chi non esiste,
per non soffrire quando se ne andrà.

Lei teneva per mano i ricordi,
trascinata dalla propria ombra.
E al suo riflesso
che le rubava l’anima,
chiedeva perdono.

E noi, speranzosi di volare,
ci buttiamo a capofitto.

E come le vittime che s’innamorano del proprio carnefice,
così amo me stessa.
Con un bottone spense i sentimenti
e riprese a vivere

Mangiata viva dalla società
aggrappandomi alla speranza, prego.
Ma in questo mondo crudele
i miei sogni rinnego.

Ossessionati dal futuro.
Trascurando il presente.
Bloccati nel passato.
Così vivendo,
moriamo.

Circondata da corpi morti con animi dolenti,
mi trascino l’anima dietro,
stanca di tenerla addosso,
col corpo ridotto all’osso.

Cullata dalle tenebre nel dolore affondo. 

Di tanto in tanto 
sento l’anima ardere,
e al solo pensiero, gioisco 
giacché  così comprendo
di essere in grado di
provare sentimenti,
che ormai pensavo 
perduti.
Sento la nostalgia scorrermi nelle vene,
e rammentando i felici momenti,
lacrime sul mio volto. 

Le cicatrici sul corpo ormai guarite,
ma l’animo tuttora sanguinante.

Lei si accontentava di poco, 
straziata dai dolori
rinunciando ai propri sogni.
Lei si accontentava di poco,
spenti i suoi occhi
diventati scarabocchi.
Lei si accontentava di poco
distrutta e stanca,
chiedeva solo un po' d’amore.

E se dovessi descrivermi,
ho offeso
e sciupato
anima e corpo
fino all’apatia.
“Rinuncia ai tuoi sogni e muori”
il concetto di vita finora appreso.

Ma cosa posso fare, se
avere sogni non mi è permesso
e se anche lo fosse
non ne avrei 
poiché abituata a soffocarli.
Animi disumani vagano
sulla mia terra,
e io con loro.

Come un fiore velenoso
mi difendo,
uccidendo
chi morta mi vuole.

Viziato l’uomo odierno
che si cura solo di sé
e soddisfa ogni suo capriccio,
lagnandosi di avere poco,
mangiando più di quanto possa,
insaziabile sanguisuga e
perfetto ingannatore.

Come una candela, attendeva 
la sua fiamma per brillare
ignara di essere troppo consumata
per riuscire ad accendersi.

Distinguo umani, ma non umanità
e osservo questi mostri malvagi
terrorizzati da loro stessi,
obbligati a vivere una vita non loro
smarriti e tormentati,
fragili come farfalle.

5. QUESTIONE DI FORSE

Forse ho sbagliato io. 
Forse avrei dovuto amarti in una maniera diversa: amando il tuo corpo o quei regali che mi facevi, che servivano solo a dimostrare un sentimento che tu ritenevi fin troppo superficiale. 
Forse avrei dovuto dimenticare quei tuoi occhi, così scuri ed impuri, che quasi ti privavano della tua dolce anima. Quell’anima così complicata, un po’ accecata da quell’odio accumulato, che un po’ ti ha cambiato. 
Forse avrei dovuto trovare una spiegazione sensata per tutte quelle notti in bianco, senza te al mio fianco. 
Forse avrei dovuto mollare la presa, senza abituare il mio cuore a quel dolore anteriore, che io confondevo con il tuo amore. 
Forse avrei dovuto smettere di cercare a lungo un posto dove abitare: magari fermandomi fra le braccia di una finta casa, invasa da chi reclama ma non ama. 
Forse avrei dovuto smettere di nascondermi dietro a tutti quei “forse”, ogni volta che mi ritrovavo senza forze, a causa di quelle notti in cui cercavo di risorgere. 
Forse la vita è una questione di forse e tu resterai “ domani, forse”. 

6. APPELLO ALLA MIA GENERAZIONE

La nostra generazione non sarà ricordata per nulla.
Nessuno potrà mai dire che
siamo cime nella storia dell'umanità;
la verità è che
"la nostra generazione è stata un fallimento"
pensare 
"possiamo farcela"
è una perdita di tempo.
Vivere solo per i soldi e il potere
è l'unica strada possibile.
Essere amorevoli, rispettosi e gentili
è una cosa di inutile da fare,
non pensarci,
non sarà facile, cercheremo di
cambiare il nostro mondo per il meglio
Anche se 
è qualcosa che non abbiamo mai fatto.
Arrendersi
è come sappiamo gestire i nostri problemi.
Lavorare sodo
è vano.
Sappiamo che
non potremo mai tornare indietro.
A meno che non cambiamo le cose

(leggere dal basso verso l'alto)

7. SOLITUDINE

Ero angosciata
ricordo il primo giorno di solitudine:
mi fu addosso come un macigno
tentai invano di evitarlo
piangendo e supplicando
ma nulla poté scacciarlo.
Non sapevo cosa fosse il vuoto fino quel giorno
rimasi là come un sassolino
perso in questo mondo
grande e indifferente.
Trascurata, 
smarrita,
abbandonata, 
cercai di distruggerlo
prima che avesse il tempo
di farmi sua vittima,
ce la misi tutta
sollevai il macigno dal mio cuore
scaraventandolo il più lontano possibile da me
e così almeno quella volta
vinsi io.

8. L'URLO

Mi rubasti l'anima.
Mi travolgesti con i tuoi incubi.
Volevi che scrivessi sul quel foglio bianco la parola Fine.
Ma io sono una fenice.
Rinacqui dalla cenere.
Con le unghie mi ferii,
sentii dolore e sul quel foglio scrissi Vita.

9. TE

L’UNICA COSA CHE TI RIMANE SEI TU
UNICAMENTE TU

CON LA TUA VOGLIA DI ESPLORARE IL MONDO
NIENTE PIù CHE UN FOGLIO DI CARTA NELLA TUA TASCA
NIENTE PIù CHE UN LIBRO E 
SCRITTO CON LE LACRIME 
NIENTE PIù CHE LA GIOIA 
CHE PROVASTI IN QUEL MESE D’INVERNO
A CHIEDERTI ANCORA QUANTE ALTRE NOTTI AVRESTI PASSATO A SOGNARE 

TAGLIATI
TAGLIATI FINO A NON SENTIRE PIù NIENTE 
ARRIVA AL COLMO 
POI FERMATI
SOLO PER UN SECONDO 
NIENTE DI PIù 
RIVIVI QUEI POCHI MOMENTI DI FELICITà NELLA TUA TESTA
GUARDATI PER L’ULTIMA VOLTA
 LO SENTI
NON VUOI AMMETTERLO MA STAI MORENDO 
LO ERI GIà 

MA ADESSO NE HAI LA CERTEZZA 
TUTTI QUEI  INSULTI 
LE ETICHETTE 
TUTTA QUELLA RABBIA TI HA PORTATA A SOTTRARTI L’UNICA COSA CHE TI ERA RIMASTA DAVVERO
LA VITA.

10. IL MARE

Sono qui sulla riva, a piedi nudi. Sento la sabbia che mi infastidisce....ma no!!! Cosa penso!
La  forza del mare è prorompente. Si scaglia sugli scogli come le urla tra me e il mondo che corre veloce. Non mi aspetta. Mi affanno a essere simile agli altri ma non lo sono .
Il suo odore mi inebria, mi confonde come gli odori e i sapori di casa mia ma non posso raccontarlo per non essere schernito e sentirmi canzonato "bamboccio".
La voce del mare mi coccola, le sue  onde mi dondolano e le lacrime vengono giù.
Mi manca la carezza di mia madre, i suoi abbracci, i suoi sorrisi che io rifiuto perché non sento nulla ma sto solo mentendo perché tutti mi vogliono come un freddo calcolatore.
Mi specchio nelle onde che riflettono il cielo e vedo la mia anima che è una grande distesa di emozioni, sogni, speranze.
Sento la brezza marina che mi avvolge e mi travolge e incomincio a urlare, le catene si rompono. Ecco le onde si confondono, si infrangono sempre più forti sugli scogli e io sono finalmente libero. 


11. CANDELA

In questa fredda giornata autunnale ti osservo...ti faccio mia.
Tremulo bagliore è il mio passato,
fiamma ferma il mio presente. Piangi...cola la cera.
Avversità mi percuotano ma resto fermo, immobile .Non ho paura perché illumini il cammino.
Fioca è la tua luce ,forte il vento ma non ti spegne.
Silenzio e solitudine mi circondano ma c'è pace nel mio cuore.
Maledico l'oscurità e grido alla vita.
E finché tu sarai viva io sarò il futuro.

12. SOFFERENZA

"Mi dispiace perché non ho sofferto quanto te", mi disse mia sorella piangendo, mentre ci abbracciavamo.
Io le risposi "non è vero, lo sai anche te,
ognuno ha la propria sofferenza"
è diversa perché è speciale.
La sofferenza è il motore della crescita,
della ricerca di qualcosa che non ti faccia soffrire.
Ogni tanto mi piace perché nel suo ultimo stadio
quando se lì che ne stai per uscire ti fa sentire invincibile,
è psichedelica
ti ipnotizza
ti fa pensare che tu possa fare solo quello: soffrire
poi un giorno ti svegli
poi un giorno vedi il tramonto
poi un giorno senti l'odore del caffè
poi un giorno vai in bici
poi un giorno ascolti la musica
poi un giorno un abbraccio ti scalda il cuore
e quel giorno la sofferenza rimane congelata,
congelata ed è esterna a te.
Provi un senso di vuoto perché lei se ne è andata
e tu ti chiedi per quanto ti lascerà da solo.


13. TAVOLOZZA DI COLORI ROTTA

Pensieri al vento probabilmente non solo fisicamente ho preso la botta
 
Francesco si guarda allo specchio il suo corpo non gli piace
timido è lui e tace
i suoi amici dicono che non è abbastanza allora decide di chiudersi nella stanza
 
Pensieri al vento di una mattina piena di brezza, perché, per essere felici bisogna sentirsi sempre all'altezza 
 
Ester decide di lasciare le ultime sue gocce di sangue in strada, suo fratello è arrivato poco dopo con gli amici di scuola
Quanta è bella Ester con le sue treccine e la sua pella nera
probabilmente da quel giorno la mamma non dormirà più serena
 
Pensieri al vento di una mattina piena di brezza, perché, per essere felici bisogna sentirsi sempre all'altezza
 
Lorenzo sul ponte non vuole più vivere
La parola frocio non lo faceva ridere
Anche se la verità gli bruciava il cuore su questa cosa lui ci aveva versato tutto il suo dolore 
Povero Lorenzo troppo fragile per pensare a una soluzione ma ora non è più un problema perché lui è altrove
 
I suicidi pronti in fila come bimbi pronti ad una gita alla mattina
Tutti si scagliano senza paura  
Vogliono smettere di far finta che vada tutto bene 
Per non soffrire più si tagliano le vene
 
Pensieri al vento di mattina su quella brezza mi sto chiedendo sta gioventù bruciata perché per essere felice deve sentirsi all'altezza
 
Il quadro disegnato è questo,
I giovani cercano di sentirsi perfetti ma non è lo stesso
la situazione è dura
anche se la via della speranza è oscura. 
La felicità è solo di cornice 
e il dipinto raffigura l'attimo

14. ALICE

Alice scappa
Alice scappa nuda e scalza sotto la pioggia ardente di ottobre 
Alice non ha più paura 
Alice non è felice 
Alice non sente più nulla 
silenzio totale 
e si gira un’ultima volta verso quella casetta malandata 
nessuno avrebbe potuto più prenderla a lei
si sentiva libera 
ma persa in mezzo a quel mondo a lei ancora nuovo e sconosciuto 
Alice avrebbe dovuto scappare nuda e scalza 

ma Alice non c’è più e i piedi sono nudi sì, ma grigi 
Alice non ha conosciuto la libertà

15. SOGNANDOTI TRA I MURI

“Un altro giro prego”
il solito bar
le  solite  persone 
lo stesso drink 
tutto al suo posto tranne lei, mi annebbio la vista con qualche bicchiere di troppo nella speranza di vederla, ballare con lei a piedi scalzi su questa moquette consumata 
solo per sentire il suo respiro affannato, alzarle la gonna del vestito, attento agli occhi altrui
che nessuno osasse guardarla 
ballare come se non ci fosse un domani, avessi saputo che per lei in vero quel domani non c’era , l’avrei stretta più forte per sparire insieme.
e un bicchiere dopo l’altro mi metto a danzare e a sussurrare parole al vento, al mondo 
sperando tu ritorni a stringermi.










%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: